Il folle zio Pino ci ha lasciati proprio qualche ora fa.
Sì, proprio quel folle!
Che anni or sono mi chiese di trascrivergli e arrangiargli due sue canzoni (squisitamente anni ‘20-‘30, che richiamano quelle voci vibranti e quasi eteree dei tenori “leggeri” di un tempo), prima che si perdessero assieme a lui.
Mi ricordo, ancora “piccolo”, quanto stupida e matta mi sembrasse quella richiesta…
Eppure, mi armai di santa pazienza e cercai di decifrare con discreto successo i suoi “ugolati” abbastanza stonati.
Gli promisi che avrei pensato, in un secondo momento, all’accompagnamento e alla sistemazione globale del pezzo…
Non lo feci mai, perché ai tempi non avevo gli strumenti (o forse il coraggio?), e proprio tre giorni fa, a distanza di quasi otto anni, quando mi decisi a mantenere la promessa, lui se ne va, fregandomi (tutto sommato, ho abusato del tempo).
L’unico che ebbe la bontà di chiamarmi “maestro”…!
Beh, c’è sempre il tempo per riparare, però. E anche se non avrò il piacere di fargli sentire i suoi due pezzi musicati, manterrò la promessa, come segno di riconoscenza per aver creduto in me!
« A te,
bimba che forse
amo ancora nel mio cuor,
che incoronai regina
tra le fate occhidisole
dei miei sogni d’or…
A te,
io vorrei dire tante cose
che non so,
non posso dir!
Perché io temo che tu non comprenderai
che cosa è in me
che “amore” e “addio”
insieme mi fa dire a te.
Forse è stato un sogno del mio cuor,
che io vagheggiai con tanto ardor…
Poi, bambina mia,
la realtà ci separò:
triste resta in me un ricordo in cuor!
A me parlano i tuoi occhi,
mi bisbigliano parole…
Tu mi dici: “Perché mai?”
Io ti rispondo: “Perché mai?”
Io non lo so,
tu non lo sai,
lo sa il destin!
Forse è stato un sogno del mio cuor,
che io vagheggiai con tanto ardor…
Ancor tante parol ti vorrei dir,
un che non so!
Solamente “addio”, io ti dirò! »

L’immagine potrebbe essere indicativa di quel che - almeno apparentemente - sto vivendo in questo ultimo mese.
E in effetti, i contorni di questa mia “storia” in continua narrazione sembrerebbero avere questo sfondo fatato, surreale: una primavera esplosa d’improvviso, che prende finalmente il posto di quel che sembrava un inverno gelido senza fine…
Le lezioni - pur con qualche acciacco alla partenza - sono iniziate e mi entusiasmano: amo sempre più quel che faccio e sono circondato da molto affetto… in particolare, da parte di una persona che, da poco, è entrata dolcemente nella mia vita.
Un ragazzo dal cuore d’oro e di grande sensibilità sta poco alla volta conquistandomi: chi l’avrebbe mai detto, dopo tutto quello che ho passato?
E dunque, sono felice. Sono felice?
Sarebbe troppo facile dirlo così, naturalmente.
Diciamo che sono molto meno triste e sconfortato, ecco.
Sembra quasi che la mia natura idiota e perfezionista escluda quella possibilità.
I dubbi mi assillano, le mie ossessioni di incapacità mi soffocano sempre.
Pensieri sporchi, traditori, che affollano la mia mente, pronta a guastarmi la festa e dalla quale scorgo inquietanti perversioni.
Che forza che ci vuole, di fronte ad un simile mostro!
Amore e Musica, ecco la ricetta.
La soddisfazione ed il piacere disinteressati che da essi si può trarre è un ottimo lenitivo.
Ed in questo senso, sì: potrei definirmi “felice”, con un bell’asterisco per un rimando alle note in calce, per la corretta interpretazione del termine.
Ricordi notturni.
Umori e immagini, sensazioni di un tempo tutto sommato non troppo lontano, ma ormai innavicinabile.
Alcune notti servono per riposare, altre per ricordare.
Questa è una notte di ricordi legati ad un “io” che tagliava polistirolo - impiastricciandosi le dita di colla -, disegnava con la china segnando linee precise e nette, e attendeva con ansia l’alba. Dalla grande finestra della stanza, ammirava le luci notturne di una città serenamente addormentata. Si chiedeva cosa sarebbe accaduto al sopraggiungere delle luci del nuovo giorno.
Guardando la notte schiarirsi, guardava al futuro.
Che gran scemo.
Non è solo un saluto ai miei nuovi occhiali (ebbene sì, ci vedo poco bene); è anche il bisogno di vederci chiaro nella mia vita.
Sarà forse l’attesa che cominci il nuovo percorso a snervarmi?
È probabile.
Ho bisogno di novità, di sorprese!
Dall’esame di ammissione non ho scritto nemmeno mezza nota: mi scocciava.
In compenso ho ascoltato tantissima musica (scoprendo nuovi autori contemporanei), ho cominciato ad apprezzare la bellissima lingua tedesca (die deutsche Sprache ist sehr schön!) ed è cominciata la bella stagione degli Amici della Musica.
Insomma, un’attesa non troppo noiosa, ma ancora priva di quella vitalità di cui ho bisogno, prima che possa appiattirmi del tutto.
Ho bisogno di operare, di produrre; ma per fare questo ho bisogno di un motivo per farlo, di uno stimolo: in altre parole, dell’impegno vero e proprio.
Sono così: non riesco a produrre nulla se il fine coincide con alcun obiettivo o proposito. L’impegno tanto per impegnare non lo condivido, benché sia stata la mia unica possibilità in luogo di un dolce quanto deleterio far nulla.
Continuo a chiedermi se la strada che voglio intraprendere sia quella giusta.
Davvero ne sarò capace?
Come al solito, paziento.
Non voglio più cercare forzatamente per trovarmi (perché non ci sono mai riuscito).
Per la prima volta, ammetto di aver bisogno di un aiuto. È umano chiederlo.
Non si può sempre contare sulle proprie forze.
Spero che qualcuno mi cerchi. E mi trovi.
«Wer sucht, findet nicht; aber wer nicht sucht, wird gefunden.»
[F.K.]
Un bellissimo arrangiamento per pianoforte del III mov. “alla Siciliana”, tratto dalla suite in Sol min. per violino solo BWV 1001 n°1 del caro J.S. Bach.
Legati a questo pezzo sono tanti miei ricordi, ma anche sensazioni e speranze. Era il giorno prima del mio diploma di pianoforte, ed ero terrorizzato. Avevo studiato assai, davvero, ma mi ero esibito così poche volte…
Quello stato d’animo, però, era dettato anche dal fatto che, dopo quella prova, non avevo idea di cosa il futuro mi avrebbe riservato. Tutt’ora, ad essere sinceri, non lo so!
Comunque sia, quando ascoltai questo pezzo, di colpo, mi rasserenai.
Il bello della musica è proprio questo!
Bach è sempre stato implicitamente moderno: non è un caso che molti suoi brani siano stati riproposti in tutte le salse, soprattutto jazz. A bizzeffe arrangiamenti, trascrizioni, dando per scontate le innumerevoli esecuzioni…
Che grande autore, l’ho sempre venerato!
L’unica cosa intelligente che disse il mio maestro di Armonia sul suo conto fu proprio questa: «Se per un motivo o per l’altro, andasse perduta tutta la musica, eccezion fatta per quella di Bach, la cultura musicale occidentale sarebbe ancora salva.»
Come dargli torto!
Questo pezzo mostra proprio questo: quanto classicamente moderno sia questo autore. Le armonie scelte dall’arrangiatore per questo pezzo sono semplici, ma tutt’altro che banali. Anzi, molto efficaci e moderne, pur nel rispetto del senso originale del pezzo.
E quando lo ascolto, spero.
Spero che il mio futuro sia dolce e felice come questo pezzo…
È una costante, lo sappiamo tutti: c’è un momento in cui ci è chiesto di dare una forma valida alla nostra vita, di prendere una decisione forte. Per i più fortunati si tratta di un bivio, per altri può essere una diramazione più complicata. Ciò nonostante, in questi casi, è sempre una la scelta richiesta. Questa strada - benché si presenti a volte “reversibile”, come nel mio caso - sappiamo essere determinante, stravolgente, qualunque sarà il prosieguo (o l’esito finale).
Anche per me, dunque, già da qualche mese, questo momento è arrivato, ma è ancora in definizione, in attesa di diventare scelta operante. Sì, ho avuto il coraggio di essere sincero con me stesso, non è cosa da poco. A volte si preferisce aggrapparsi alle proprie belle certezze, pur di non rischiare, di non cambiare. Ma che razza di idiota avrebbe mai sacrificato metà della propria vita per un pezzo di carta da incorniciare ed esporre nella propria cameretta?
No, la mia era ed è un’esigenza di vitale importanza!
Lo ammetto, me la sono sempre cavata nello studio, non ho mai deluso nessuno, ma per la prima volta ho compreso i miei gravi limiti… mi ripeto sempre di non essere abbastanza intelligente e furbo da potermi muovere indisturbato in qualunque ambito, così come non mi ritengo abbastanza stupido da non cogliere certi meccanismi. Non ho mai tollerato la mediocrità, eppure rischiavo sempre più di diventarne un valido esempio: che mi restava da fare, dunque?
Restavano le proprie passioni ed i propri sogni.
Mi hanno sempre insegnato - anche brutalmente - ad avere i piedi per terra, ma questa volta ho ignorato volutamente tutti i freni generati da una inutile quanto logorante prudenza. Basta coi sensi di colpa, coi vittimismi e coi rimpianti: ho questa vita e l’unica cosa che posso fare è dare il massimo, dimostrarmi che in fondo anche io posso combinare qualcosa di buono! E dunque, io offro la mia vita alla mia vera amica, nonché amante, capace di plasmare i miei umori, i miei pensieri e le mie visioni del mondo (nel bene come nel male).
Perfetto. Saranno cazzi amari, ne sono consapevole, ma penso proprio che ne varrà la pena…!
Inizio, dunque, questo mio piccolo spazio virtuale. Ho sempre storto il naso all’idea di mettere per iscritto i miei pensieri, ma a volte sembra proprio essere una necessità, di fronte alla quale non si può rimanere indifferenti. Soprattutto, poi, in un momento delicato della propria vita, in cui è importante tenersi un po’ sotto controllo (per quel che ci è consentito fare, è ovvio).
Come primo post, senza voler subito cominciare a parlare di me con me medesimo (e, forse, con qualche osservatore curioso), in onore alla mia più grande passione, cedo la voce (fatta di suoni, e non di parole) al mio vecchio e caro Beethoven.
Trattasi dei II e III mov. di una delle mie sonate per piano e violino preferite, ovvero l’op.96 n°10:
- Adagio espressivo
- Scherzo (Allegro)